I temi che vorrei esaminare con voi sono, prima di tutto,
che cosa Moshe Feldenkrais intende per apprendimento
organico, in quanto distinto dall'apprendimento
scolastico. L'apprendimento organico inizia prima della
nascita dell'individuo, dunque già nell'utero, coincide
più o meno con la maturazione del sistema nervoso
della persona e può proseguire per tutta la vita.
Un secondo tema riguarda la sensazione e la percezione, vale a dire i segnali
che ci informano della posizione o della situazione in cui
ci troviamo e che ci indicano il modo in cui facciamo qualcosa
o come stiamo. Come ci accorgiamo di quello che sentiamo?
Cosa significa fidarci delle nostre sensazioni e come possiamo
essere certi di sentire la cosa giusta? Per esempio, se
una persona è seduta, cosa percepisce di sé,
di cosa si accorge? Provate ad osservarvi così come
siete, senza cambiare la vostra posizione sulla sedia e
osservate quello che sentite in questo momento. La risposta
potrebbe essere "sento la durezza della sedia"
oppure "sento il freddo dello schienale" o ancora
"sento delle parti scomode": la nostra attenzione
si orienta spesso verso qualcosa di esterno a noi o verso
parti che non sono ben organizzate e che ci disturbano.
Non è affatto facile avere chiarezza su come le diverse
parti del corpo sono in relazione tra di loro, per esempio
i piedi rispetto alle anche o alle spalle, e quale rapporto
c'è con la respirazione.
Successivamente parleremo della connessione tra l'apprendimento e il movimento inteso come base del sentire,
dell'agire e del pensare, dunque dell'immagine di sé.
Quando pensiamo o entriamo in uno stato d'animo, il tono
muscolare si adatta, la postura cambia ed è proprio
grazie a queste variazioni che possiamo accorgerci di come
stiamo e di come anche il pensare occupi tutto il nostro
corpo.
Vedremo infine cosa significa organizzare meglio
le nostre azioni. Un'organizzazione efficiente
dei gesti e delle azioni dipende anche dall'attenzione che
diamo alle nostre sensazioni e all'apprendimento che inizia
da noi stessi.
L'apprendimento organico
Desidero iniziare con una citazione di Feldenkrais: L'apprendimento
organico è essenziale e può essere anche terapeutico…
inizia nell'utero e continua per tutta la crescita fisica
dell'individuo. Feldenkrais intende terapeutico nel
senso della parola greca therapeia, che vuol dire
farsi carico di, prendersi cura di. Vediamo quali sono le
caratteristiche dell'apprendimento organico.
L'apprendimento organico è concreto, vale a dire
avviene attraverso un'esperienza corporea. Nasce da quello
che la persona sente in sé mentre compie dei movimenti,
e non esclude l'esperienza di lettura o di ascolto. Prima
vi ho chiesto se sapevate e sentivate il modo in cui siete
seduti. Quando si è immobili è difficile sentire:
è il movimento che ci fa percepire qualcosa di noi
stessi e che ci mette in relazione anche con l'ambiente
circostante. Per rendere la vostra attenzione più
corporea e concreta, vi chiedo ora di girarvi all'indietro
due o tre volte, continuando sempre a ruotare dalla parte
che avete scelto per prima, istintivamente. Immaginate che
qualcuno vi chiami da dietro e giratevi senza pensare a
come lo fate, ma osservando quello che sentite e vedete
dentro di voi e tutto intorno. Probabilmente sentite che
il peso si sposta o che alcune parti iniziano a muoversi
con un diverso grado di libertà .
L'apprendimento organico è individuale: è
conoscere qualcosa di nuovo partendo dalla propria esperienza
e non dall'esperienza degli altri. Non sono io che vi dico
cosa dovete sentire, ma voi muovendovi, percepite qualche
variazione dentro di voi e questo vi aiuta a distinguere,
precisare e mettere in relazione parti diverse.
L'apprendimento organico permette di riconoscere e riappropriarsi
di qualcosa di dimenticato. Nelle lezioni, come d'altronde
nella vita, si prepara e va formandosi uno stato dell'essere
dal quale può emergere, all'improvviso, una memoria
di noi stessi molto antica.
L'apprendimento organico s'indirizza all'insieme del sé
e non ai sottosistemi mente / corpo. Le nostre lezioni hanno
quasi tutte un tema funzionale, vale a dire sono collegate
a gesti della quotidianità o a gesti specifici. Se
per esempio vogliamo lavorare sulla funzione del camminare,
possiamo portare l'attenzione alla relazione tra i movimenti
delle gambe e quelli del bacino, oppure tra le caviglie
e la schiena, ma integriamo sempre la totalità del
corpo, anzi della persona, intendendo come totalità
anche il respiro o quello che pensa e come si sente la persona
mentre fa il movimento. Non esiste una reale divisione tra
mente e corpo, piuttosto c'è sempre questo spostare
l'attenzione da quello che si fa, a quello che si sente
e al pensiero.
L'apprendimento organico si modella sullo sviluppo infantile,
quando il bambino esplora e riconosce se stesso attraverso
il movimento, studia l'ambiente circostante, impara un nuovo
gesto e lo ripete. Feldenkrais ha osservato con molta attenzione
lo sviluppo del bambino, ha creato e proposto moltissime
lezioni che ne riprendono le tappe, senza indicare una sequenza
prestabilita e fissa, ma puntando piuttosto su un atteggiamento
esplorativo. Si va per "tentativi ed errori",
ci si basa su quello che si sente e la comprensione avverrà
più avanti.
L'apprendimento organico infine, è la meraviglia,
la sorpresa per qualcosa di inaspettato che può aprire
nuove prospettive e rimanda di sé un'immagine molto
diversa. Potrei citare le frasi di parecchie persone con
le quali ho lavorato, ma ricordo in particolare il commento
di una signora venuta da me per il mal di schiena, che,
dopo alcune lezioni individuali, passato il mal di schiena
un giorno mi ha detto "finalmente non sento più
il bacino come una foglia secca". Sentite quanta fragilità
e mancanza di vitalità ci comunica questa immagine
del bacino come foglia secca.
Abitare le percezioni
Abitare le percezioni significa la disposizione ad osservare
e a restare in quello che si sente di sé e in sé,
senza giudicare. Può sembrare un concetto buddista,
ma rappresenta a base della consapevolezza: ascoltarsi,
seguire il tracciato di quello che si sente e rimanerci
senza dare giudizi. Tutti noi, qualsiasi cosa facciamo,
ci giudichiamo, ci piacciamo, non ci piacciamo, ci critichiamo,
abbiamo comunque un ininterrotto dialogo interiore. La ricerca
è dunque rivolta al trovare una neutralità
che ci permette poi di andare in qualsiasi direzione.
Nelle lezioni Feldenkrais, l'accento non è messo
su quello che si fa, ma su quello che si sente mentre si
compie un movimento. Il nostro obiettivo di insegnanti,
quando teniamo un gruppo o anche in una lezione individuale,
non è quindi di ottenere un determinato risultato
in una serie di lezioni - anche se abbiamo ovviamente un'intenzione,
un progetto in mente - ma di seguire i tempi e le direzioni
dell'allievo. Può succedere quindi che si inizi ad
andare in una direzione e poi ci si accorga che è
meglio sceglierne un'altra, per permettere all'allievo di
appropriarsi con facilità di quello che è
in grado di fare in quel momento e per favorire una migliore
comprensione.
Noi sentiamo le nostre diverse parti solo se le muoviamo
e il muoverle precisa l'immagine che ne abbiamo. Ritorniamo
alla prova di prima: immaginate di nuovo che qualcuno vi
chiami da dietro e giratevi, alla vostra velocità;
che cosa sentite? Quali sono le parti che vi dicono qualcosa?
Forse a qualcuno fa male il collo, qualcun altro percepisce
lo spostamento del peso sulla sedia, ma senz'altro tutti
sentite qualcosa.
Gli stimoli sensoriali però, per essere colti e
integrati in sé, richiedono dei movimenti lenti.
Vi chiedo quindi di rifare lo stesso movimento, ma molto
più lentamente e senza raggiungere il limite: qualcuno
vi chiama, vi girate e contemporaneamente notate quello
che vedete e quello che sentite, ma se lo fate lentamente,
che cosa cambia? Naturalmente il movimento va ripetuto più
volte, non basta una volta sola, però piano piano
… vi accorgerete che le spalle entrano in gioco, che
forse sentite il peso spostarsi maggiormente su un lato,
il collo continuare a muoversi quando le spalle si fermano.
Forse sentite che gli occhi proseguono il movimento della
testa, si muovono nella stessa direzione della testa e poi
vanno anche al di là del movimento della testa. In
sostanza, senza fretta e con la guida di un insegnante che
dà spunti per l'osservazione, è possibile
percepire che tutte le nostre parti sono collegate per fare
un gesto che ha un senso e che segue un'intenzione.
Bisogna anche accettare di fermarsi prima dello sforzo.
Siamo abituati a muoverci arrivando al limite, impegnandoci,
cercando di raggiungere sempre l'obbiettivo, in questo caso
di girare al massimo. Per sentire ed eventualmente poi migliorare
un gesto, vale a dire renderlo più ampio o più
fluido, non solo è necessario fare piano, ma bisogna
anche rimanere nei limiti di ciò che è comodo
al momento.
E' un processo che evidenzia delle differenze. Si inizia
a distinguere e si cominciano a fare dei paragoni. Quando
vi ho chiesto di girarvi, avete espresso una preferenza,
scegliendo una direzione. Ora vi chiedo di girarvi dall'altra
parte e di osservare se è diverso. E' certamente
un po' diverso. In genere la prima scelta è la migliore
e se provate dall'altra parte, sentite che qualcosa fa resistenza,
qualcosa impedisce la fluidità, l'ampiezza del gesto.
Così si comincia a distinguere destra da sinistra,
si comincia a distinguere prima da dopo, davanti da dietro,
alto da basso e si comincia anche a distinguere dentro da
fuori, la percezione dello spazio interno e quella dello
spazio esterno. A questo proposito credo che sarebbe molto
interessante tenere dei corsi Feldenkrais ad Architettura,
per i futuri architetti. E poi: si distinguono leggero e
pesante e anche - molto importante - il centro e la periferia.
Abbiamo una consapevolezza molto maggiore, molto più
precisa della periferia. Sappiamo con precisione dove e
come sono le mani, perché le usiamo in mille modi,
sappiamo anche cosa fanno i piedi perché camminiamo;
ma il centro, il cuore, è sconosciuto, non conosciamo
e quindi non utilizziamo al meglio la relazione tra il centro
e la periferia.
Questa serie di distinzioni sta alla base del processo
di scelta. L'apprendimento continua fino a che esiste la
possibilità di scegliere e Feldenkrais nelle sue
lezioni ci invitava sempre a ricercare almeno tre modi diversi
per fare la stessa cosa, dicendo che avere una sola modalità
senza alternative significa non avere possibilità
di scelta. Se io sono seduta e so alzarmi solo andando in
avanti, e di colpo sorge un ostacolo davanti a me, non posso
più alzarmi. Quindi mi conviene imparare ad alzarmi
anche girandomi verso destra, o verso sinistra, oppure scivolando
verso il basso per poi rialzarmi: si tratta di trovare altre
vie, per poter scegliere nel momento del bisogno.
Un altro punto importante è che l'attenzione alle
percezioni che noi proponiamo nelle lezioni di CAM o di
IF è sempre collegata a qualcosa che ha un senso
o è interessante per la persona che viene da noi.
Non si vuol far sentire qualcosa di vago e senza senso,
ma cerchiamo attraverso diverse strategie di fare individuare
e apprezzare una parte che "sta bene" o che sta
eretta senza sforzo o che "è collegata"
a un'altra parte.
Quando una persona viene da noi con un problema ortopedico,
neurologico o di altro genere, cerchiamo di capire la relazione
tra la parte che ci viene presentata come problematica e
tutto il resto. Così cominciamo a "dialogare"
con quello che funziona bene, con le parti bene organizzate,
e da qui il sistema nervoso, e poi la mente della persona,
possono trasferire in modo naturale la sensazione di agio
e di libertà, a tutto il resto di sé. E dico
sé, non dico corpo, perché nel momento in
cui cambia l'organizzazione e il modo di muoversi, cambia
anche lo stato d'animo, cambia il modo di respirare e quindi
il modo di essere con se stessi e di relazionarsi con gli
altri.
Ma infine, perché diamo tanta importanza alla percezione?
Perché gli stimoli sensoriali sono più vicini
al funzionamento dell'inconscio che alla comprensione conscia,
quindi è proprio un dialogo diretto con la parte
più profonda dell'individuo. E' dunque attraverso
la strada dell'attenzione alle proprie percezioni che inizia
il processo di profondo contatto con se stessi e poi con
gli altri.
Vorrei portarvi l'esempio concreto di un signore che veniva
da me molti anni fa e che da piccolo, quando ancora non
esistevano le vaccinazioni, aveva avuto la poliomielite.
Dopo una serie di lezioni, un giorno mi ha raccontato con
molta emozione e gioia, di aver fatto nella notte un sogno
bellissimo: aveva sognato di essere al mare, sulla spiaggia,
mentre correva ed era felice. La polio lo aveva colpito
a sette-otto anni e quindi, in precedenza, aveva realmente
potuto vivere questa esperienza di libertà che ora
ricordava: le lezioni avevano evocato in lui le sensazioni
provate allora, diventate poi sogno con tutte le emozioni
e gli stati d'animo già vissuti.
Un altro esempio è quello di una ragazza bulimica
che mi era stata inviata dal suo psicanalista per delle
lezioni individuali. Nonostante all'apparenza fosse sempre
la stessa, alla seconda o terza lezione mi ha detto: "incredibile,
mi sento flessuosa". Questa frase piena di sorpresa
ci fa notare quale profondo cambiamento nell'immagine di
sé possa avvenire in una persona, anche se il peso
non è realmente diminuito. Dopo due o tre lezioni
non è certo diventata molto più agile, ma
va nella direzione di poter fare con piacere delle attività
che poi veramente la renderanno più agile e forse
anche più magra, se ci tiene ad essere più
magra. Il termine flessuosità per lei in quel momento,
significava sentire, forse per la prima volta, che la colonna
vertebrale può muoversi facilmente in tutte le direzioni,
che il bacino è collegato alla testa, che inoltre
poteva cominciare a muoversi con piacere e anche decidere
di vivere in un altro modo.
Movimento e apprendimento
Sempre citando Feldenkrais: Il movimento è vita
ed è il fondamento dell'agire, del pensare, del sentire,
dunque dell'immagine di se stessi
L'equilibrio tra stabilità e instabilità
sta alla base dell'apprendimento. Troppa stabilità
impedisce il movimento, l'esplorazione e quindi la curiosità
verso nuove esperienze. Troppa instabilità richiede
invece un enorme sforzo per restare lì dove si è
o, viceversa, per proseguire in una direzione senza cambiarla.
L'apprendimento è certamente legato all'esplorazione.
Cosa succede durante la nostra crescita? Come si muove e
impara un bambino e come lo fa una persona anziana? Spesso
l'anziano riduce la sua curiosità, impara meno e
tende anche a muoversi molto meno, si irrigidisce e dunque
si muove con minori differenziazioni, in blocco.
L'intenzione è una componente determinante. Quando
il bambino inizia a spostarsi nello spazio come impara a
camminare? Nessuno gli insegna a camminare. E' un grave
errore spingere un bambino a camminare prima che la sua
organizzazione non sia matura. Ma come accade? Immaginiamo
che il bambino veda una bellissima palla rossa: la vuole
prendere e dunque deve spostarsi per raggiungerla. E' a
quattro zampe, allunga un braccio verso la palla e c'è
un momento in cui non è più stabile, si deve
sbilanciare, si protende, ma perché lo fa? Perché
ha un interesse preciso, vuole raggiungere un bellissimo
oggetto e quindi comincia ad andare, stacca da terra il
piede opposto e comincia a spostarsi verso la palla. E poiché
non ha ancora un grosso equilibrio, non è ancora
padrone di questa nuova funzione, la locomozione, allora
casca, il bacino è pesante e si ritrova seduto. Cosa
fa? Si guarda attorno ed esplora lo spazio intorno a sé.
E può darsi che incontri lo sguardo della madre,
che decida di andare verso la madre, può darsi che
invece la palla sia ancora molto più interessante
per lui e quindi si ributta e va verso la palla. Ma cosa
ha fatto in questo processo? E' cascato più volte,
diciamo un po' a destra e un po'a sinistra, in seguito può
darsi che caschi maggiormente in una direzione. Si ritroverà
seduto con le gambe da una parte e quindi maggiormente orientato
verso un lato: ecco così nascono le preferenze e
le abitudini.
Che cosa è successo? Aveva un interesse, si è
mosso ed è andato verso qualcosa; si è spostato
nello spazio, si è guardato attorno e si è
orientato, si alzato e si è riseduto. Quante funzioni
sono? Sono tutte intrecciate, accadono tutte nello stesso
momento per lo stesso scopo. Una matura un po' prima, una
matura un po' dopo, ma è un tessuto unico e l'intenzione
è uno stimolo fondamentale.
Desidero offrire un'altra citazione da Feldenkrais, che
mi sembra molto significativa: Imparare non consiste
nell'addestrare la propria forza di volontà, ma nell'acquisire
la capacità di inibire le azioni parassite che ostacolano
il processo e di fare emergere le motivazioni chiare che
derivano dalla conoscenza di se stessi. Si tratta dunque
di un impegno volto ad impedirsi di operare dei boicottaggi
nei confronti di ciò che si vuol fare.
Le azioni scaturiscono dall'organizzazione
Cito ancora: Le azioni dipendono dall'eredità
biologica, dalle esperienze precedenti, dalle immagini che
ci siamo formati, dall'ambiente fisico, culturale e sociale
in cui si cresce si vive. Nuove esperienze possono
essere integrate nell'auto immagine e nella vita quotidiana.
La qualità delle azioni dipende dall'organizzazione
della persona, in relazione con la forza di gravità
e con lo spazio.
Questo punto lo abbiamo accennato prima, parlando del bambino:
l'intenzione determina l'organizzazione, ma aggiungo che
non sempre poi si concretizza efficacemente nell'azione.
Molto spesso si crede di compiere un gesto, si immagina
di farlo in un certo modo, e in realtà lo si sta
facendo in modo diverso, che porta ad un risultato diverso.
E questo sta alla base di molti incidenti.
Un'azione ben organizzata comunica sensazioni di leggerezza,
di facilità, di piacevolezza ed è esteticamente
soddisfacente. Inizialmente si può pensare di non
poter o di non saper compiere un gesto o un'azione; si fanno
dunque dei tentativi e si riesce poi a fare ciò che
si desidera in un certo modo, che eventualmente diventa
facile. Ma un'azione ben organizzata, diventa anche piacevole
ed è bella a vedersi; ciò significa che anche
chi non è molto simmetrico - come molti tra noi -
può fare dei movimenti fluidi, gradevoli ed esteticamente
apprezzabili. Mi ricordo di una mia compagna di formazione
in America: era una ragazza con una scoliosi molto accentuata
e con un atteggiamento poco attraente. Un giorno l'ho intravista
mentre stava ballando - era da sola - e si muoveva con una
grandissima armonia, che trasmetteva piacere. Mentre da
ferma o da seduta manifestava tutta la sua postura, la sua
scoliosi, nella danza si trasfigurava e in quel momento
per me diventava incantevole.
In conclusione e come sintesi del mio intervento presento
queste citazioni di Feldenkrais: L'apprendimento non
è una occupazione puramente mentale come molti credono,
così come l'acquisizione di una capacità fisica
non è solo un processo corporeo. Essenzialmente consiste
nel riconoscere nella situazione totale, cioè nell'ambiente,
nella mente, nel corpo una relazione che prende la forma
di una sensazione la quale col tempo diventa tanto distinta
che possiamo descriverla verbalmente.
Il primo apprendimento consiste nell'esplorazione delle
possibilità di muoversi e di agire che ha il nostro
corpo.
E infine: Quando la consapevolezza riesce ad essere
in accordo con il sentimento, con i sensi, con il movimento
e con il pensiero, l'uomo può fare scoperte, inventare,
creare, innovare e conoscere.
E' molto difficile essere più chiari e precisi.
La grandezza di Moshe Feldenkrais è stata anche questa
capacità di rendere concreti dei principi astratti.
Era un fisico e un esperto di arti marziali, aveva una grande
e multiforme cultura e un forte interesse per le forme di
movimento espresse in oriente; all'origine del suo originale
modo di insegnare c'è proprio la sintesi di questi
aspetti unita con altri, quali la sua cultura ebraica, la
sua curiosità e la sua sensibilità.
In sostanza, Feldenkrais era una personalità molto
sfaccettata e molto ricca e proprio questa ricchezza, questo
poter passare liberamente da una disciplina all'altra, gli
ha permesso di semplificare principi astratti e complessi,
di suddividerli in forme più comprensibili e di tradurli
in lezioni legate al movimento, per cui qualsiasi persona
facendole capisce, non dimentica e mantiene.
Mara Della Pergola