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"Non smetteremo di esplorare; e la fine di ogni esplorazione sarà arrivare al punto da dove siamo partiti e conoscerlo per la prima volta"

T. S. Eliot



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Franco: mi spezzo, ma non mi piego

Franco è un ingegnere in pensione di 71 anni, che ha partecipato ad una mia presentazione cinque anni fa. L'inverno successivo è venuto da me per delle IF: desiderava imparare a piegarsi meglio in avanti, per toccare terra con le mani. Quando mi ha mostrato cos'era in grado di fare, ho notato che le sue mani arrivavano a malapena sotto le ginocchia.
La sua schiena sembrava un guscio di tartaruga completamente irrigidito e camminava come se non avesse le articolazioni delle anche e delle caviglie.
Dal modo in cui appendeva gli abiti e si cambiava completamente per ricevere l'IF, ho avuto l'impressione che fosse una persona molto abitudinaria, che seguiva regole precise. Ci teneva ad arrivare a piegarsi in avanti, ma in fondo era uno di quegli uomini che "si sarebbero spezzati piuttosto che piegarsi".
Ho comunque accettato la sua richiesta e abbiamo iniziato un ciclo di lezioni con l'intento di assecondare il suo desiderio e di chiarire il rapporto della schiena con anche, ginocchia e caviglie. Franco ha una scoliosi pronunciata e dolori alla schiena fin da ragazzo; per questo gli era stato consigliato di aggiungere un rialzo alla scarpa sinistra.
In piedi, non era capace di lasciar andare tutto il suo peso sul pavimento e sembrava tenersi sempre su per stare diritto.
Nel momento in cui si è accorto che, in posizione eretta, era sufficiente ammorbidire le ginocchia e le caviglie perché la schiena lasciasse andare parte delle tensioni, e che poteva anche utilizzare queste articolazioni per trovare un equilibrio, Franco ha percepito più chiaramente il suo peso e ha capito che poteva spostarlo in diverse direzioni, senza per questo perdere stabilità.
Ogni lezione terminava immancabilmente con un tentativo di toccare il pavimento con le mani, e, infatti, queste si avvicinavano maggiormente ai piedi: il miglioramento era evidente. Io lasciavo fare, anche se mi ero posta un diverso obiettivo.

Qui di seguito descriverò brevemente la trama di una lezione.
Franco mi chiede di lavorare nuovamente in una posizione specifica, da seduto. Il tema dell'IF è chiarire la rotazione da seduti. La posizione è impegnativa: seduto sul lettino, con un piede che tocca terra e l'altra gamba ripiegata all'indietro sul lettino.
All'inizio lo osservo, seduto con entrambi i piedi sul pavimento, mentre si gira verso destra e sinistra. Cerco di capire su quale lato lascia più peso, muovendogli leggermente le ginocchia e sentendo il grado di libertà nelle articolazioni delle anche. Lo guardo anche da dietro per vedere la forma della schiena e delle natiche; il lato sinistro sembra più pesante.
Più tardi, quando gli chiedo di piegare all'indietro sul lettino la gamba destra, mi accorgo che non è comodo in questa posizione e che tende a cadere verso sinistra. Gli chiedo quindi di appoggiarsi sull'avambraccio sinistro per essere più stabile, e in questa posizione inizio ad esplorare i movimenti della testa.
Quando gli giro la testa verso sinistra, il movimento scende lungo la colonna vertebrale, interrompendosi però a metà schiena. Decido allora di aiutarlo partendo dal bacino, sollevandolo un poco a destra e accorciando il fianco destro; ora le costole medie e inferiori iniziano a muoversi e questo significa che anche la colonna partecipa. Mentre porto con una mano il lato destro del bacino in direzioni leggermente diverse, con l'altra mano metto in relazione ogni vertebra col movimento pelvico e aiuto la colonna a trovare la direzione verso l'alto: muovo il bacino con l'intenzione di raggiungere le vertebre. Ritorno quindi alla testa e verifico se il movimento di rotazione si trasmette più in giù, lungo la colonna.

Chiedo poi a Franco di verificare la rotazione da seduto, con entrambi i piedi a terra; lui si gira e nota una differenza tra i due lati.
La lezione procede lavorando con parti diverse e anche con l'altro lato. In questo modo riusciamo a stabilire connessioni più precise e stimoliamo il SNC nella sua riorganizzazione per l'azione desiderata.
Mentre gli sposto la gamba destra leggermente più indietro sul lettino, Franco sente chiaramente che l'anca destra si apre in avanti, mentre la schiena è coinvolta indirettamente ed inizia ad estendersi.
Successivamente gli porto il braccio destro verso sinistra e all'indietro, e contemporaneamente aiuto la schiena e le costole a cooperare. In questo modo Franco può sentire facilmente più parti di sé e includerle nei suoi movimenti.
Alla fine della lezione, Franco si siede con il suo peso distribuito in modo più equilibrato. Si accorge che può piegarsi in avanti facendo partire il movimento dal bacino e non solo dal braccio e dalla parte alta della schiena, come aveva sempre fatto. In posizione eretta facciamo gli stessi test e non solo Franco si ritrova più centrato, ma può anche girarsi con facilità e raggiungere qualcosa utilizzando le articolazioni delle anche. Quando inizia a camminare sente che la testa e il collo sono più liberi.
La prossima lezione sarà più centrata sul camminare.

Poco tempo dopo, Franco ha deciso di frequentare le lezioni di CAM, inizialmente una volta la settimana e in seguito due volte; allo stesso tempo c'incontravamo regolarmente per le IF. Il cammino è stato lento ma in continuo progresso. Le integrazioni chiarivano i temi che stavamo affrontando nelle classi di CAM, oppure io introducevo nelle lezioni di CAM delle esplorazioni che erano collegate alle sue IF, come il girarsi su di un lato, il rotolamento, il raggiungere verso l'alto e il basso.

Durante quel periodo abbiamo dedicato molto tempo a chiarire i movimenti del bacino con lezioni come l'orologio pelvico e siamo riusciti a integrare il bacino in azioni come sedersi, alzarsi, fare dei passi, girarsi, raggiungere qualcosa e così via.
Quando Franco ha scoperto l'importanza del bacino e delle articolazioni delle anche nelle azioni di ogni giorno, ho pensato che questo era un momento molto significativo. Franco, infatti, cominciava ad osservarsi mentre camminava e stava diventando maggiormente interessato a tutto quello che faceva quotidianamente e a come lo faceva, piuttosto che continuare a rincorrere il suo primo obiettivo.
Si accorgeva che fino a quel momento aveva camminato usando le gambe come dei bastoni, senza sentir partecipare il resto di sé. Una migliore trasmissione e distribuzione del movimento lo aiutavano ora, a sentirsi più leggero.
Alcune volte, alla fine della lezione, Franco provava ancora a raggiungere il pavimento con le mani, ma più spesso restava in contatto profondo con se stesso, scoprendo una morbidezza e mobilità sconosciute. Qualcosa cominciava a cambiare nell'immagine che aveva di se stesso.
Era molto riservato e non mi parlava mai della sua vita privata. Quando gli facevo domande personali come "dove andrai in vacanza?", mi rispondeva "andremo...", ma non mi diceva se era da solo o aveva un partner con cui passava il suo tempo. Dopo parecchi mesi ho scoperto che aveva due figli, che era divorziato e aveva una giovane compagna. Da quando era in pensione aveva trovato il tempo per seguire un corso di pittura e un corso/terapia di comunicazione non verbale.
Durante il training di Milano 2 ho invitato Franco alla formazione per ricevere una serie d'integrazioni di fronte agli allievi. Il trainer gli ha dato due o tre IF interessanti e anche lì Franco non ha detto granché di se stesso. Era molto gentile, ma se ne andava via senza fare commenti e lasciandoci un poco sorpresi.

Abbiamo continuato a lavorare regolarmente nel mio studio, scoprendo nuove possibilità e modi diversi per compiere ogni azione, e un giorno Franco mi ha comunicato che camminava con molto piacere e leggerezza e che non era mai stanco. Si osservava costantemente mentre camminava e aveva notato che i suoi piedi avevano cambiato il contatto col pavimento. Provava diversi modi di camminare, concentrandosi sulle varie parti di sé e sentiva che il suo peso si stava spostando maggiormente sui talloni. Imparava a differenziare i movimenti delle caviglie e delle dita dei piedi, e cominciava a sentire che la parte inferiore del corpo era più viva e più collegata con la parte superiore.
Il lavoro aveva facilitato una trasmissione più efficiente delle forze e di conseguenza il suo torace si era ammorbidito: non lo usava più per tenersi su. Questa scoperta suscitava ora in lui una nuova curiosità nei confronti del movimento delle braccia e delle spalle.
Stava cercando modi diversi di abbassare le spalle mentre camminava o si girava. Cercava ancora di controllare la posizione delle braccia e delle gambe mentre le muoveva, mantenendole in avanti in un modo artificiale. Lo ho quindi aiutato a capire che le spalle si muovono in relazione ad un'azione.
C'è voluto del tempo prima che Franco accettasse semplicemente di osservare e sentire che cosa stava facendo, e non cercasse con ogni mezzo di cambiare un unico dettaglio.
Ogni volta, alla fine della lezione mi spiegava molto gentilmente come la sua scoliosi l'aveva reso asimmetrico e più corto sul lato sinistro, e come si sentiva meglio, senza dolori e più sciolto, giorno dopo giorno.
Ad un certo punto ha cominciato ad aprirsi maggiormente e a parlarmi di sé e della sua vita, e a quel punto mi ha detto quanto importante era il lavoro Feldenkrais per lui. Stava scoprendo e accettando la lentezza nei suoi movimenti, mentre prima si gettava nei movimenti e li ripeteva fino al limite. Si sentiva come un esploratore che inizia un viaggio nel deserto e trova oasi inaspettate e paesaggi meravigliosi.
Riscopriva il piacere di rotolare come un bimbo, accettava di sedersi in una posizione più comoda per lui, utilizzando la gommapiuma sotto le natiche e faceva parecchie cose in modi diversi da prima, non soffriva più di mal di schiena e ha tolto il rialzo al tacco nella scarpa. Questi erano tutti risultati del nostro lavoro, per lui assolutamente inaspettati, che contribuivano ad ammorbidirlo e ad entusiasmarlo sempre di più.
Sono piacevolmente sorpresa della costanza che Franco continua a dimostrare. Mi dice che sta ancora ricevendo molto dal nostro lavoro: una nuova immagine di sé, la curiosità dell'esplorare senza giudicare, la capacità di allacciarsi di nuovo le scarpe dopo molti anni, l'abilità di piegarsi senza spezzarsi, e ai miei occhi appare molto più giovane di com'era anni fa.


Mara Della Pergola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

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