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"Non smetteremo di esplorare; e la fine di ogni esplorazione sarà arrivare al punto da dove siamo partiti e conoscerlo per la prima volta"

T. S. Eliot



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Paola

Paola è una ragazza di circa 22 anni, ed é venuta da me per delle Integrazioni Funzionali nella primavera del ‘98. Quindici mesi prima, a 20 anni, aveva avuto un ictus mentre nuotava in piscina. In quel periodo viveva a Firenze dove frequentava l’Università. I suoi amici non si erano resi subito conto della gravità della situazione e l’avevano accompagnata all'ospedale solo il giorno successivo, quando era ormai paralizzata sul lato destro e non parlava.
Tornata poi a Milano, dove vive la sua famiglia, Paola è stata ricoverata in ospedale per un mese. Quando è stata dimessa, non aveva recuperato l’equilibrio, e non era in grado di camminare. Si è quindi deciso un ulteriore ricovero in un ospedale diverso, e qui i terapisti hanno ricominciato da capo la riabilitazione. Quindici mesi dopo l'ictus, e dopo essersi sentita dire dai fisioterapisti che non si poteva fare altro per lei, Paola ha iniziato a venire da me per delle IF, accompagnata dalla madre. Continuava comunque ad andare in ospedale tutte le mattine per la rieducazione del linguaggio e, dato che aveva bisogno di molto riposo, nel pomeriggio dormiva 2-3 ore. Ci siamo viste alcune volte prima dell'estate '98, e poi una volta la settimana, con regolarità, da settembre.

Quando l’ho vista entrare per la prima volta nel mio studio e camminare, ho notato che spostava la gamba destra con un movimento semicircolare, come fanno generalmente gli emiplegici. Ad ogni passo fletteva molto il tronco e teneva la testa inclinata in avanti, con lo sguardo rivolto a terra. Il braccio
destro pareva un'ala ferita, ripiegata e senza vita; l’intero lato destro presentava una sensibilità molto ridotta, e la gamba si muoveva meglio del braccio. Ho deciso dunque di iniziare subito a lavorare con Paola, partendo dal camminare; la mia intenzione era di sostenerla nel suo desiderio di autonomia, perché sapevo che desiderava venire al mio studio da sola, senza la madre. Abbiamo quindi iniziato ad esplorare la mobilità del bacino e la sua connessione con il resto della persona.
Nella prima lezione ho osservato che Paola non riusciva a sentire con chiarezza dove le toccavo la gamba o il braccio, e non era nemmeno in grado di dire quale dito del piede le stavo muovendo. Era certamente più utile lavorare portando l’attenzione al suo peso in relazione al lettino, e successivamente al pavimento.

All'inizio Paola aveva molta paura di perdere l'equilibrio e di cadere, ma nel giro di poco tempo, ha imparato a lasciare andare il suo peso sulle diverse parti del piede destro, e ha potuto quindi sentire che anche il lato destro del corpo era in grado di sostenerla. Si poteva dunque fidare un po' di più nel fare un passo in avanti col piede destro; lo faceva con meno timore e con più lentezza di prima, e ora la schiena e la testa restavano più erette.
Era evidente la sua gran capacità di apprendere; anche la sua fiducia nella nostra relazione andava rapidamente crescendo e ciò m’incoraggiava a proporle alcuni movimenti che era in grado di fare da sola. Integravo le IF con piccole CAM.
Così Paola ha imparato subito a rotolare da supina per mettersi seduta e, con sua meraviglia, lo ha potuto fare da entrambi i lati. Eravamo tutte e due entusiaste per le nuove possibilità di orientamento che riscopriva: quel giorno le ho suggerito, una volta a casa, di insegnare a sua sorella come mettersi seduta nello stesso modo. Nella lezione successiva, Paola mi ha confermato di avere mostrato alla sorella che cosa riusciva a fare.

Nel giro di poco tempo l’ho invitata a provare una lezione di gruppo. Ero certa che le sarebbe stato davvero utile fare molta pratica, ma soprattutto muoversi e partecipare ad un'attività collettiva, insieme a persone "normali". Paola capiva tutte le indicazioni che le davo ­ a volte meglio di alcuni dei miei allievi regolari - ed era ormai in grado di alzarsi da terra, senza il mio aiuto. Questo per me era sufficiente: le ho quindi chiesto di pensarci e di darmi la risposta la settimana seguente. Paola ha accolto la proposta, e dall’ottobre '98 ha seguito regolarmente le mie lezioni, continuando anche a ricevere IF.
Ha imparato a fare - su un lato - delle lezioni difficili, come mettersi seduta dalla posizione a quattro zampe, e ciò che non è in grado di fare, lo immagina. Qualche volta la aiuto con le mie mani, o le do un incoraggiamento a voce, ma fondamentalmente insegno nel modo consueto. Ora cammina molto meglio e più velocemente. Sembra più alta ed ha maggiore equilibrio; ha molta meno paura di cadere, perché é consapevole del pieno contatto dei piedi con il pavimento. In posizione eretta e nella camminata tiene la testa e gli occhi rivolti verso l'orizzonte. Qualche volta é disorientata quando si alza dal lettino, ed ha bisogno di qualche attimo per impadronirsi della nuova organizzazione in piedi. Rispetto a mesi fa, si stanca molto di meno ed é più autosufficiente.

I movimenti al braccio destro le fanno ora sentire un gran beneficio, diffuso su tutto quel lato del corpo; malgrado questo, le ci é voluto molto tempo per accettare di considerare quel braccio e la mano come parte di sé. Quando inizialmente prendeva la mano destra con la sinistra, l’afferrava e la muoveva senza alcuna compassione. Il lavoro fatto con il braccio destro è stato analogo a quello fatto con la gamba: accarezzare la pelle, esercitare pressione sul pavimento, sentire la risposta della forza di gravità, tirare, respingere, incrociare le dita, collegare un braccio all'altro oppure alle gambe, collegare il braccio e la mano al resto di sé, camminare intorno alla mano e al braccio destro; abbiamo anche utilizzato la mano per prendere delle palline e per farle rotolare.

Se qualche volta devo aiutare Paola, lo faccio con le mie mani ma soprattutto utilizzo un po’ d’umorismo. Le è ancora difficile verbalizzare ed esprimere a parole ciò che sente. In qualche modo riesce a dirmi come trascorre le giornate, o dove va con gli amici; possiamo parlare di cinema, del tempo libero e della sua famiglia, ma le sensazioni e i pensieri astratti sono molto più difficili da comunicare. All’inizio, Paola riusciva a dirmi solo che si sentiva rilassata alla fine dell’IF. Dopo poco è stata però in grado di percepire delle differenze su entrambi i lati e di comunicarmele: per esempio maggior leggerezza o lunghezza, più integrazione e stabilità. Col tempo ha imparato a non confrontare i due lati. Mentre lavoriamo, la invito sempre a descrivermi le sue sensazioni, in modi diversi, più articolati, e a confrontare e ad esprimere verbalmente i cambiamenti o i miglioramenti che avverte - anche se questo rimane un compito difficile. Attualmente sta imparando ad usare un computer, e spero che possa scrivere qualcosa sull’esperienza fatta insieme. Abbiamo sviluppato e mantenuto un’ottima comunicazione, io sono felice dei risultati e la sto incoraggiando a fare progetti per il suo futuro.


Mara Della Pergola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

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